Gli angeli di Michelino Falciani: una serata tra arte, poesia e sacro
Un pubblico affezionato, come spesso accade agli incontri con l'autore della Biblioteca di Aprica. Protagonista della serata, il libro "I 72 angeli di Dio" di Michelino Falciani, un volume che non è soltanto un libro ma, come è stato definito durante la presentazione, quasi una piccola esposizione: settantadue tavole, una per ogni angelo custode secondo la tradizione ripresa da Igor Sibaldi, accompagnate da altrettanti testi poetici scritti dallo stesso autore.
A dialogare con Falciani, Elena Murada, che ha guidato il pubblico in un percorso capace di intrecciare biografia, arte e spiritualità.
Un artista a tutto tondo
Michelino Falciani nasce a Sarno, in provincia di Salerno, nel 1950. Si diploma al liceo artistico di Napoli, frequenta la facoltà di Architettura, consegue l'abilitazione all'insegnamento di Disegno e Storia dell'arte. Nel 1970 arriva in Valtellina, dove inizia a insegnare educazione artistica a Villa di Tirano e Talamona.
Da allora la sua attività si è sviluppata in molteplici direzioni: pittura a olio e acquerello, scultura in ferro, legno e terracotta, poesia, teatro, scenografia e regia. Ha esposto in Italia e all'estero, dal Salon des Nations di Parigi alla Biennale dell'acquerello di Barcellona, fino al Museo Nazionale dell'Acquerello in Messico. Ha vinto il suo primo premio a soli 14 anni, al concorso di pittura della città di Sarno, un episodio che ricorda ancora oggi con un pizzico di orgoglioso divertimento, raccontando dello stupore della giuria di fronte a un "mingherlino" quattordicenne.
Tra le esperienze più significative della sua carriera, un murale monumentale realizzato a Berlino nel 2001 insieme a Wolf Haller — venti metri per trenta, raffigurante Berlino prima della distruzione bellica — e la progettazione, insieme ai figli, del Monumento dell'Apparizione, collocato nei giardini del Cinquecentenario di Tirano l'8 maggio 2010, data scelta non a caso: un legame personale con San Michele Arcangelo che accompagna Falciani fin dal suo arrivo in Valtellina.
Dal 2008 segue e dirige laboratori di terracotta con i pazienti dei Centri Psico Sociali di Sondrio, Tresivio, Tirano e Bormio, un'esperienza che definisce tra le più importanti della propria vita: l'arte, dice, è pura, e "prendere dentro" significa non escludere, accettare le persone così come sono e restituire loro spazio e dignità.
Dal mandala agli angeli
Il percorso che porta al libro presentato in biblioteca nasce da una sfida personale: tra il 2012 e il 2013 Falciani realizza un mandala al giorno, per un totale di 365 disegni, conciliando l'impegno artistico con il lavoro quotidiano in un cantiere edile. Conclusa quell'esperienza, sente il bisogno di un nuovo progetto che lo accompagni per un tempo altrettanto lungo: nasce così, nell'arco di cinque anni, il ciclo dedicato agli angeli.
Settantadue figure, tante quante gli angeli descritti nella tradizione ripresa da Sibaldi, ciascuno legato a un periodo di cinque o sei giorni dell'anno e quindi, idealmente, a chi in quei giorni è nato. Un libro nato prima come opera visiva, con brevi didascalie che accompagnavano i disegni: solo in seguito, su suggerimento di chi curava la pubblicazione, quelle poche parole si sono trasformate in testi poetici veri e propri, scritti — racconta l'autore — quasi di getto, al mattino presto, davanti a un foglio bianco.
Durante l'incontro Falciani si è soffermato sul potere simbolico dei colori, in particolare del giallo, colore che associa alla figura paterna e a una precisa tonalità della sua terra d'origine, il "giallo di Napoli", ma anche il rosso, colore della vita e insieme della morte, e sul significato della geometria sacra che lega mandala e angeli in un unico percorso di ricerca interiore.
La sinergia, la solitudine, la bellezza
Il dialogo con il pubblico ha toccato anche temi più ampi: il rapporto tra gli artisti e la difficoltà, ma anche la ricchezza, di trovare una vera sinergia creativa; le due facce della solitudine, quella che nutre la creazione e quella che invece isola; il potere della bellezza, capace — nelle parole lette durante la serata — di migliorare la vita di chi la produce e di chi sa apprezzarla con gli occhi e con le mani.
Non sono mancati i ricordi più personali e toccanti, come quello dedicato a Ugo Scarsi, un suo allievo degli anni Ottanta alla scuola di Tirano, disegnatore di straordinario talento la cui storia, fatta di difficoltà e di una fine prematura, Falciani ha voluto onorare curando lo scorso aprile una mostra a lui dedicata.
Un ricordo che resta
A chiudere la serata, la lettura di alcuni angeli scelti dal pubblico in base alla propria data di nascita, tra sorrisi, coincidenze e piccoli momenti di commozione. Un modo semplice e diretto per rendere concreto, per ciascuno dei presenti, il senso profondo del lavoro di Falciani: un invito a guardarsi dentro, a riconoscere — con o senza ali — l'angelo che ognuno di noi porta con sé.








